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Compliance

Digital Omnibus e AI Act: cosa cambia (e cosa NON è stato rinviato) per chi usa un chatbot

Francesco Sganga ·

Il 27 luglio 2026 è entrato in vigore il “Digital Omnibus”, il pacchetto di semplificazione dell’AI Act. La notizia raccontata da tutti è il rinvio degli obblighi sui sistemi ad alto rischio, spostati al 2 dicembre 2027 e al 2 agosto 2028. Ma per la maggior parte delle aziende che usano un chatbot AI la cosa importante è un’altra: l’obbligo di trasparenza dell’articolo 50 NON è stato rinviato ed è pienamente operativo dal 2 agosto 2026. In pratica, la scadenza che riguarda davvero chi ha un assistente virtuale sul sito, su WhatsApp o al telefono è già arrivata. Vediamo cosa è cambiato e cosa devi fare, senza allarmismi e senza tecnicismi inutili.

Nota: questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza legale. Per gli obblighi specifici della tua azienda rivolgiti a un professionista di fiducia.

Cos’è il Digital Omnibus in due righe

Il Digital Omnibus è un pacchetto della Commissione europea che semplifica e ricalendarizza alcune parti dell’AI Act (il Regolamento UE 2024/1689 sull’intelligenza artificiale). L’obiettivo dichiarato è alleggerire gli oneri per le imprese, soprattutto PMI e piccole imprese a media capitalizzazione, e dare più tempo dove le regole tecniche non erano ancora pronte.

Le semplificazioni principali riguardano: proroga delle scadenze sull’alto rischio, ampliamento degli spazi di sperimentazione normativa (sandbox), registrazione nel database UE più agevole e obblighi di alfabetizzazione all’AI meno gravosi. Il pacchetto introduce anche un nuovo divieto esplicito nell’articolo 5: la generazione tramite AI di immagini intime non consensuali e di materiale pedopornografico.

Cosa è stato rinviato e cosa no

Questa è la tabella che conta davvero. Molte aziende hanno letto “AI Act rinviato” e hanno tirato un sospiro di sollievo. Attenzione: il rinvio riguarda l’alto rischio, non la trasparenza dei chatbot.

Obbligo Chi riguarda Nuova scadenza
Sistemi ad alto rischio (Allegato III, stand-alone) Es. AI per selezione personale, credito, servizi essenziali Rinviato al 2 dicembre 2027
Alto rischio dentro prodotti fisici (Allegato I) Macchinari, giocattoli, ascensori, dispositivi Rinviato al 2 agosto 2028
Trasparenza (art. 50): chatbot e assistenti AI Chi usa un assistente conversazionale In vigore dal 2 agosto 2026 (non rinviato)
Marcatura leggibile dei contenuti generati da AI (art. 50 §2) Chi genera testo, immagini, audio sintetici 2 dicembre 2026 (solo per sistemi già sul mercato)

Il messaggio è semplice: se il tuo assistente virtuale serve per rispondere ai clienti, informarli, dare supporto o raccogliere richieste, ricade nel rischio limitato e l’unico obbligo che lo riguarda, quello di trasparenza, è già pienamente applicabile.

Perché il tuo chatbot è “rischio limitato” (e cosa comporta)

L’AI Act classifica i sistemi per livello di rischio: più un sistema può impattare sui diritti delle persone, più obblighi ha. Un assistente virtuale per il customer care, per le FAQ o per la qualificazione dei contatti quasi sempre rientra nel rischio limitato.

Per questa categoria l’obbligo centrale è uno solo: la trasparenza. L’articolo 50 richiede che chi progetta o utilizza un sistema di AI destinato a interagire con persone fisiche lo faccia in modo che l’utente sappia, già dalla prima interazione, di stare dialogando con un’intelligenza artificiale e non con una persona. Nessuna documentazione tecnica pesante, nessuna valutazione di conformità complessa: serve informare in modo chiaro.

Attenzione a un punto: un chatbot può “scivolare” nell’alto rischio se viene usato in contesti sensibili (per esempio decisioni su assunzioni, accesso al credito o servizi sanitari). In quei casi le regole sono più stringenti e le scadenze rinviate al 2027 e 2028 tornano rilevanti. Per l’assistenza clienti standard, invece, il tema resta la trasparenza.

Cosa deve fare concretamente la tua azienda dal 2 agosto 2026

Tradotto in operatività, ecco i passi per essere in regola con l’obbligo di trasparenza:

  1. Dichiara la natura AI dell’interazione. L’utente deve sapere, prima di iniziare, che parla con un assistente virtuale basato su intelligenza artificiale.
  2. Spiega a cosa serve l’assistente. Una riga sulle finalità (supporto informativo, FAQ, risposte automatiche) basta e avanza.
  3. Aggiungi un disclaimer sulle risposte. Avvisa che le risposte sono generate automaticamente e potrebbero non essere sempre complete o corrette.
  4. Invita a non condividere dati personali o sensibili nella conversazione.
  5. Metti un link visibile alla Privacy Policy, accessibile prima di avviare la chat.
  6. Aggiorna l’informativa privacy includendo il trattamento tramite assistente AI, le finalità e la base giuridica.
  7. Garantisci l’intervento umano dove serve, con l’escalation a un operatore.

Buona parte di questi punti dipende dallo strumento che usi: una piattaforma progettata per il mercato europeo rende la conformità molto più semplice, perché ti mette a disposizione i meccanismi già pronti invece di lasciarti costruire tutto da zero. Se vuoi il quadro generale del rapporto tra AI e dati personali, trovi tutto nella nostra guida su AI e GDPR per le aziende italiane.

La trasparenza cambia per ogni canale

L’obbligo è lo stesso, ma il modo di rispettarlo cambia a seconda di dove parla il tuo assistente. Ecco come si traduce sui canali più comuni.

  • Widget sul sito. Mostra un’informativa iniziale prima dell’avvio della chat, con natura AI, finalità, disclaimer, invito a non inserire dati e link alla privacy. L’utente deve poter chiudere il widget senza iniziare la conversazione, senza pulsanti pre-selezionati o logiche di opt-out.
  • WhatsApp. Qui il meccanismo principale è il disclaimer nel primo messaggio: l’assistente si presenta come virtuale, spiega cosa può fare e rimanda alla privacy policy, nel rispetto anche delle policy di Meta.
  • Email. Quando l’assistente risponde in automatico alle email in arrivo, la risposta deve indicare che è generata da un sistema di intelligenza artificiale. L’utente spesso non se lo aspetta: il disclaimer è fondamentale.
  • Voce (centralino AI). Anche al telefono vale la trasparenza: chi chiama deve capire di parlare con un assistente automatico.

Un’ultima attenzione: se il chatbot propone di proseguire su un canale esterno (per esempio WhatsApp), l’utente va informato prima del reindirizzamento che passerà su una piattaforma di un fornitore terzo, con le sue condizioni e la sua informativa.

Come Humassistant ti aiuta a essere in regola

Humassistant è progettato per il mercato europeo e ti dà gli strumenti concreti per rispettare l’obbligo di trasparenza dell’art. 50, senza dover reinventare nulla. La responsabilità della configurazione resta tua (sei il titolare del trattamento), ma la piattaforma ti mette in mano il necessario:

  • Linee guida per ogni canale. Dentro la piattaforma, per Widget, WhatsApp ed Email, trovi le indicazioni su cosa deve vedere l’utente, con testi di esempio pronti da adattare.
  • Disclaimer e informative configurabili. Puoi impostare il messaggio di trasparenza iniziale e il disclaimer sulle risposte per ciascun canale.
  • Template per la privacy policy. Sezioni già scritte (tipologie di dati, finalità e base giuridica, responsabile del trattamento, trasparenza AI, conservazione) da integrare nella tua informativa.
  • Escalation a un operatore umano quando la conversazione lo richiede.
  • Dati in UE. Le conversazioni sono trattate su infrastruttura Google Cloud con data center in Italia, a Milano.
  • Nessun lock-in. I dati sono esportabili in qualsiasi momento.

Per gli aspetti formali puoi consultare l’area legale e la privacy policy. Se vuoi capire come si inserisce in un progetto più ampio di assistenza clienti, guarda il nostro software di customer care e l’assistente virtuale per aziende.

Domande frequenti su Digital Omnibus e AI Act

Il Digital Omnibus ha rinviato l’AI Act?

Solo in parte. Ha rinviato gli obblighi per i sistemi ad alto rischio (al 2 dicembre 2027 per l’Allegato III e al 2 agosto 2028 per l’alto rischio nei prodotti fisici). Gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50, che riguardano i chatbot, non sono stati rinviati e si applicano dal 2 agosto 2026.

Da quando è obbligatorio dichiarare che un chatbot è un’AI?

Dal 2 agosto 2026. L’articolo 50 dell’AI Act prevede che l’utente sia informato, già dalla prima interazione, di stare dialogando con un sistema di intelligenza artificiale. Questa scadenza non è stata toccata dal Digital Omnibus.

Un chatbot deve dichiarare di non essere umano?

Sì. Per i sistemi a rischio limitato, come gli assistenti conversazionali, l’AI Act impone un obbligo di trasparenza: l’utente deve sapere in modo chiaro che sta interagendo con un’intelligenza artificiale.

Cosa rischia un’azienda che non rispetta l’obbligo di trasparenza?

La violazione degli obblighi di trasparenza dell’art. 50 può comportare sanzioni fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale annuo, a seconda di quale importo sia maggiore. Al di là della sanzione, la mancanza di trasparenza mina la fiducia degli utenti.

Il mio assistente clienti è “alto rischio” o “rischio limitato”?

Un assistente per FAQ, supporto informativo o qualificazione dei contatti è quasi sempre a rischio limitato, con il solo obbligo di trasparenza. Diventa potenzialmente ad alto rischio se usato per decisioni sensibili, ad esempio in ambito lavorativo, creditizio o sanitario.

Cosa cambia con il Digital Omnibus per le PMI?

Il pacchetto introduce semplificazioni pensate anche per PMI e piccole imprese a media capitalizzazione, come una registrazione più agevole nel database UE e obblighi di alfabetizzazione all’AI meno gravosi. Resta però fermo l’obbligo di trasparenza per chi usa un chatbot.


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Francesco Sganga

Scritto da

Francesco Sganga

Francesco Sganga è tra i fondatori di Humassistant, la piattaforma italiana che centralizza email, WhatsApp, telefono, chat e social in un'unica inbox. Scrive di intelligenza artificiale applicata alla comunicazione aziendale, customer care e automazione, con un occhio sempre rivolto alle esigenze concrete delle PMI italiane.

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